Cass. civ. Sez. lavoro, 26/09/2005, n. 18763

Hamburger di Kulak Oleksandr s.n.c. c. Inps


PREVIDENZA SOCIALE 
Contributi 
in genere

Ai fini della determinazione della base contributiva della retribuzione dei lavoratori dello spettacolo assunti a termine con contratti di durata, la disposizione del comma 5 dell'articolo 2 del D.P.R. 1420 del 1971, secondo cui la retribuzione imponibile giornaliera nei confronti di tali lavoratori "si ottiene dividendo il complesso dei compensi corrisposti per il numero delle giornate di contratto escludendo i riposi settimanali nonché le festività nazionali ", va interpretata nel senso che il dato di riferimento (divisore) è quello pertinente ai singoli giorni di effettiva prestazione lavorativa, e non ai giorni ricompresi nel periodo di durata contrattuale, posto che, da un lato, la citata disposizione fa sorgere l'obbligo del versamento dei contributi in relazione a "ogni giornata di lavoro" (comma 1), fissa il calcolo delle aliquote contributive "sulla retribuzione giornaliera" (comma 1) e, infine, esclude dal calcolo i giorni di riposo, nei quali il lavoratore non ha spiegato alcuna prestazione lavorativa, salva la possibilità di stabilire con decreto ministeriale una "durata convenzionale" non superiore a sei giorni per ogni settimana (commi 5 e 6), e che, dall'altro, la non computabilità dei giorni non lavorati è confermata indirettamente dalla disposizione di cui al comma 15 dell'articolo 1 del D.Lgs. 182 del 1997, secondo cui le giornate di prova organizzate autonomamente possono essere conteggiate come giornate di lavoro non retribuito ma gravate di adempimento contributivo ai fini contributivi concernenti l'Enpals; né tale interpretazione comporta un giustificato nocumento per i lavoratori interessati, atteso che il versamento dei contributi solo sulle giornate di effettivo lavoro spiega la previsione normativa di non trascurabili benefici assicurativi, quale la riduzione dei minimi contributivi ai fini del conseguimento del diritto a pensione e della prosecuzione volontaria del versamento dei contributi.

FONTI
Guida al Diritto, 2005, 43, 78

 

Cass. civ. Sez. lavoro, (ud. 12-07-2005) 26-09-2005, n. 18763

Fatto Diritto P.Q.M.

LAVORO (CONTRATTO COLLETTIVO DI)

PREVIDENZA SOCIALE
Contributi

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IANNIRUBERTO Giuseppe - Presidente

Dott. FOGLIA Raffaele - Consigliere

Dott. PICONE Pasquale - Consigliere

Dott. DE MATTEIS Aldo - Consigliere

Dott. TOFFOLI Saverio - rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

HAMBURGER DI KULAK OLEKSANDR SNC, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA NOMENTANA 76, presso lo studio dell'avvocato SELVAGGI CARLO, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato PINO GIAMPIERO, giusta delega in atti;

- ricorrente -

contro

INPS - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELLA FREZZA 17, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati SGROI ANTONINO, FABIO FONZO, giusta delega in atti;

- controricorrente -

e contro

BANCA POPOLARE DELL'ETRURIA E DEL LAZIO;

- intimato -

avverso la sentenza n. 451/02 della Corte d'Appello di FIRENZE, depositata il 04/07/02 - R.G.N. 257/2002;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/07/05 dal Consigliere Dott. Saverio TOFFOLI;

udito l'Avvocato CORETTI per delega SGROI;

udito il P.M. in persona del sostituto Procuratore Generale Dott. VELARDI Maurizio che ha concluso per il rinvio a nuovo ruolo per integrazione del contraddittorio ed in subordine accoglimento del primo motivo ed assorbiti gli altri.

Svolgimento del processo

Con la sentenza meglio indicata in epigrafe la Corte di appello di Firenze, in riforma della decisione del Tribunale di Arezzo, che aveva accolto l'opposizione proposta dalla Haburger House s.n.c., titolare di un night club in S. Giovanni Valdarno, nei confronti dell'Inps, della Banca popolare dell'Etruria e del Lazio e della Società di cartolarizzazione crediti dell'Inps, avverso la cartella esattoriale notificatole il 22.11.2000, recante l'importo di L. 422.683.839, rigettava l'opposizione e dichiarava l'opponente tenuta al pagamento della somma indicata dalla cartella esattoriale opposta.

Il giudice di secondo grado, pronunciando tra l'Inps in proprio e quale procuratore speciale di detta società di cartolarizzazione, la Hamburger House s.n.c. e la Banca Popolare suindicata, ricordava che, mentre la datrice di lavoro aveva provveduto a versare i contributi per le figuranti di sala ingaggiate per operare nel locale sulla base dei soli giorni di effettiva prestazione, l'istituto previdenziale - che aveva effettuato accertamenti ispettivi congiuntamente all'Enpals - sosteneva che i contributi dovessero essere pagati sulla base delle giornate di durata dei singoli contratti di scrittura artistica stipulati dalla datrice di lavoro.

A tale conclusione la Corte territoriale perveniva in base alle seguenti considerazioni.

Doveva innanzitutto tenersi presente il tenore letterale delle disposizioni dettate dall'art. 4, primo comma, d.lgs. C.P.S. 16 luglio 1947 n. 708 e dall'art. 2, comma quinto, d.P.R. 31 dicembre 1971 n. 1420, specificandosi in entrambe le norme che la retribuzione individuale giornaliera si ottiene dividendo il complesso dei compensi stabiliti per il numero delle giornate di durata del contratto, con esclusione dei riposi settimanali e delle festività nazionali. Rilevava anche il fatto che dai libri paga e matricola risultavano bene individuati nella loro durata i singoli rapporti di scrittura nonchè le giornate di effettivo utilizzo delle prestazioni all'interno dei singoli contratti e che sarebbe stato onere dell'appellata depositare i singoli contratti di scrittura artistica, eventualmente evidenzianti "ab origine" i giorni di effettiva richiesta di prestazioni nell'ambito del periodo. Infatti, convenuta una determinata durata del contratto di scrittura artistica, in assenza di contrarie indicazioni doveva ritenersi che in tale ambito temporale le ballerine fornivano la loro piena disponibilità all'impresa (fatto salvo il diritto al riposo giornaliero), libera questa di utilizzarle per un maggiore o minore numero di serate in relazione alla propria organizzazione gestionale: ciò poteva desumersi anche dal fatto che, essendo i locali del tipo in questione aperti per pochi giorni alla settimana, concentrati per lo più nel fine settimana e nelle festività, le ballerine, una volta impegnatesi, non possono più assumere altri impegni artistici.

Infine doveva considerarsi che i "numeri" o spettacoli di intrattenimento del pubblico svolti dalle ballerine richiedevano sicuramente prove da effettuarsi insieme alle colleghe presso il locale.

Era corretta quindi l'impostazione dell'Inps che, calcolato il numero di giorni lavorativi sulla base della durata complessiva dei contratti, e ripartiti tra di essi la retribuzione corrisposta, aveva applicato il minimale retributivo ex art. 1 del d.l. n. 338/1989, convertito nella legge n. 389/1989, sulla base dello stesso c.c.n.l. de personale artistico dei pubblici esercizi richiamato nella documentazione della società. Era perseguito così la ratio della norma di assicurare un'adeguata garanzia assicurativa e previdenziale. Nè doveva trascurarsi che lo stesso c.c.n.l. 8.6.1995 prendeva in considerazione la durata complessiva del contratto per il calcolo delle ferie, della gratifica natalizia e della gratifica per ferie, tenendo conto di 26 giorni di calendario per quanto sono gli anni o mesi di lavoro prestati nell'azienda.

La Corte rilevava infine che non poteva essere esaminata, poichè al riguardo non era stata proposta domanda subordinata, la tesi dell'inapplicabilità delle somme aggiuntive e delle sanzioni in ragione della buona fede attestata dal regolare rilascio nel corso del tempo del c.d. certificato di agibilità.

Contro questa sentenza propone ricorso per Cassazione la Hamburger di Kulak Oleksandr s.n.c., articolando due (o tre) motivi di censura.

L'Inps, in proprio anche quale procuratore speciale della suindicata società di cartolarizzazione, (cui si riferisce la richiesta di integrazione del contraddittorio del P.G.) resiste con controricorso.

La Banca popolare dell'Etruria e del Lazio non si è costituita.

Motivi della decisione

Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 2, comma 5, del d.P.R. 31 dicembre 1971 n. 1420, anche coordinato con il disposto di cui all'art. 3 del d.lgs. C.P.S. 16 luglio 1947 n. 708.

Si censura l'interpretazione di tali disposizioni compiuta dal giudice di merito, richiamando quella enunciata in alcune pronunce di questa Corte, secondo cui la retribuzione imponibile giornaliera si ottiene, nei casi in questione, dividendo il complesso dei compensi corrisposti per i singoli giorni di prestazione lavorativa effettiva e non per i giorni ricompresi nel periodo di durata contrattuale. E si osserva che l'applicabilità di tale principio si correla al fatto che nella specie non vi era alcuna contestazione in ordine al numero di giornate effettivamente lavorate dalle ballerine, risultanti dal libro paga e dalle dichiarazioni delle stesse, e che comunque sarebbe stato onere dell'Inps dimostrare un maggior numero di giornate lavorate.

Si esprimono poi dubbi circa la riconducibilità delle figuranti di sala di cui al c.c.n.l. del 1995 alla categoria dei figuranti di cui all'art. 3 del d.lgs. n. 708/1947. E si indicano incongruità che deriverebbero dall'esecuzione del tipo di computi che la tesi dell'Inps richiederebbe. Si sostiene anche che, avendo l'Enpals con il rilascio del "certificato di agibilità" attestato la regolarità dei versamenti contributivi della ricorrente, dovrebbero in ogni caso essere esclusi gli importi reclamati a titolo di "somme aggiuntive" e sanzioni.

Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 2697 c.c..

Riguardo all'affermazione che sarebbe stato onere della prova della datrice di lavoro depositare i singoli contratti eventualmente evidenzianti la richiesta di prestazione per una sola parte del relativo periodo, si obietta che, in presenza di denunce dei rapporti impostate sul presupposto di contratti a prestazione, sarebbe stato onere dell'istituto previdenziale dimostrare che si era in presenza di contratti di durata, tanto più che è la stessa economia del rapporto che intercorre tra il gestore di un locale notturno e la girandola delle sue figuranti di sala a far presumere che questi non voglia compensare un periodo di lavoro in cui si alternano giorni con prestazioni e giorni senza, ma solo pagare le singole prestazioni svolte.

Il ricorso, i cui due motivi vengono esaminati congiuntamente stante la loro connessione, è fondato.

La questione di diritto che il ricorso in esame propone è stata più volte esaminata da questa Corte. Al riguardo si ritiene di dare continuità all'orientamento giurisprudenziale affermatosi da vari anni, dopo alcune iniziali incertezze. Si ribadisce, quindi il principio secondo cui, ai fini della determinazione della base contributiva della retribuzione dei lavoratori dello spettacolo assunti a termine con contratti di durata, la disposizione dell'art. 2, quinto comma, d.P.R. 31 dicembre 1971 n. 1420, secondo cui la retribuzione imponibile giornaliera nei confronti di tali lavoratori "si ottiene dividendo il complesso dei compensi corrisposti per il numero delle giornate di durata del contratto escludendo i riposi settimanali nonchè le festività nazionali", va interpretata nel senso che il dato di riferimento (divisore) è quello pertinente ai singoli giorni di effettiva prestazione lavorativa, e non ai giorni ricompresi nel periodo di durata contrattuale, posto che, da un lato, la citata disposizione fa sorgere l'obbligo del versamento dei contributi in relazione ad ogni "giornata di lavoro" (primo comma), fissa il calcolo delle aliquote contributive "sulla retribuzione giornaliera" (terzo comma) e, infine, esclude dal calcolo i giorni di riposo, nei quali il lavoratore non ha spiegato alcuna prestazione lavorativa, salva la possibilità di stabilire con decreto ministeriale una "durata convenzionale" non superiore a sei giorni per ogni settimana (commi quinto e sesto), e che, dall'altro, la non computabilità dei giorni non lavorativi è confermata indirettamente dalla disposizione di cui all'art. 1, quindicesimo comma, decreto legislativo 30 aprile 1997 n. 182, secondo cui le giornate di prova organizzate autonomamente possono essere conteggiate come giornate di lavoro non retribuito ma gravate di adempimento contributivo ai fini previdenziali concernenti l'ENPALS; nè tale interpretazione comporta un ingiustificato nocumento per i lavoratori interessati, atteso che il versamento dei contributi solo sulle giornate di effettivo lavoro spiega la previsione normativa di non trascurabili benefici assicurativi, quale la riduzione dei minimi contributivi ai fini del conseguimento del diritto a pensione e della prosecuzione volontaria del versamento dei contributi (Cass. 23 luglio 2002 n. 10774; 29 aprile 2003 n. 6674; 28 maggio 2003 n. 8479; 12 marzo 2004 n. 5157).

La sentenza impugnata è censurabile sia per avere disatteso tale principio, sia per avere erroneamente ritenuto - come in sostanza lamentato con il secondo motivo - che dalla durata complessiva dei vari rapporti di scrittura, desunta dai libri paga e matricola, potesse desumersi in via presuntiva la sussistenza di prestazioni rilevanti ai fini contributivi, sotto il profilo della disponibilità delle lavoratrici o della esecuzione di prove, anche nei giorni per cui le prestazioni in effetti non erano documentate. Tale conclusione in effetti non è basata su elementi probatori concreti e conseguentemente è in contrasto anche con il principio di corrispettività che informa i rapporti di lavoro (in base al quale anche se si è in presenza di un ordinario rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il diritto alla retribuzione, che di norma condiziona gli obblighi contributivi, è correlato alla sussistenza in concreto di prestazioni lavorative, salve le ipotesi in cui norme di legge o di contratto assicurano il diritto alla retribuzione pur in difetto delle prestazioni).

E' appena il caso di rilevare che non può essere esaminata invece la questione accennata nell'ambito del primo motivo e del tutto nuova, circa la effettiva riconducibilità delle figuranti di sala ad una delle categorie dei lavoratori dello spettacolo di cui all'art. 3 del d.lgs. c.p.c. n. 708/1947.

In conclusione, il ricorso deve essere accolto. Consegue la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio della causa ad altro giudice, che farà applicazione del principio di diritto sopra enunciato circa la rilevanza ai fini del computo della retribuzione giornaliera delle giornate di effettiva prestazione, integrato con il principio secondo cui, nei rapporti in questione, non può presumersi la sussistenza di prestazioni rilevanti ai fini contributivi in tutte le giornate lavorative comprese nell'ambito della durata complessiva del rapporto evidenziata dai libri paga e matricola.

La regolazione delle spese di questo grado è rimessa al giudice di rinvio (art. 385 c.p.c.).

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, alla Corte d'appello di Bologna.

Così deciso in Roma, il 12 luglio 2005.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2005

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