Non paga l'IRAP, il direttore d'orchestra in
assenza di una "autonomia organizzativa"

L’attività professionale non è assoggettabile ad IRAP in assenza di una “autonomia organizzativa” ma con costi per compensi a terzi attinenti a servizi forniti da strutture esterne (scuole, teatri, enti, fondazioni, essendo il contribuente musicista), aventi carattere occasionale e di importo relativamente modesto (CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 20 febbraio 2017, n. 4359)L’Agenzia delle Entrate ricorre per Cassazione, nei confronti di un musicista direttore d’orchestra, avverso la sentenza della CTR della Emilia-Romagna con la quale, in controversia concernente l’impugnazione di una cartella di pagamento emessa per IRAP dovuta e non versata in relazione all’anno d’imposta 2003 ed all’attività professionale di musicista direttore d’orchestra, è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso del contribuente. In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame del contribuente, hanno sostenuto che non ricorreva il requisito dell’autonoma organizzazione, in assenza di dipendenti o di collaboratori o di beni strumentali “idonei a sostituire il lavoro dipendente”, emergendo modeste spese di ammortamento e spese per compensi a terzi contenute.La ricorrente lamenta l’insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata con riferimento alla ritenuta insussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione, malgrado la presenza di spese per collaboratori esterni, di natura non irrisoria.
La Suprema Corte respinge il ricorso affermando che l’IRAP coinvolge una capacità produttiva “impersonale ed aggiuntiva” rispetto a quella propria del professionista, determinata dalla sua cultura e preparazione professionale, e colpisce un reddito che contenga una parte aggiuntiva di profitto, derivante da una struttura organizzativa “esterna”; il requisito della autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità solo se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente, impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.


La Corte ha poi ribadito che riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 446, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.


In merito all’impiego non occasionale di lavoro altrui, costituente una delle possibili condizioni che configurano l’esistenza di un’autonoma organizzazione, la Corte riafferma che è soggetto ad Irap il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, eroga elevati compensi a terzi, restando indifferente il mezzo giuridico utilizzato e, cioè, il ricorso a lavoratori dipendenti, a una società di servizi o un’associazione professionale.
In conclusione per la Corte di Cassazione la sentenza della C.T.R. risulta conforme a detti principi di diritto, avendo i giudici affermato, per l’anno in contestazione, che l’attività professionale non era assoggettabile ad IRAP, in assenza di una “autonomia organizzativa” dell’attività professionale, correttamente valutando anche i costi per compensi a terzi attinenti a servizi forniti da strutture esterne (scuole, teatri, enti, fondazioni, essendo il contribuente musicista), aventi carattere occasionale e di importo relativamente modesto.

Compensi e costi elevati: non necessariamente l’IRAP è dovuta

16/10/2018 | di Simone Vallasciani

Secondo un consolidato orientamento della Cassazione, ai fini IRAP, il riscontro di elevati compensi e costi nell’attività del contribuente, così come il loro reciproco rapporto percentuale, non sono di per sé indicativi della sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione e quindi non comportano automaticamente l’assoggettamento a IRAP.
Alla base di tali conclusioni vi è quanto espresso dalla Cassazione a Sezioni Unite dapprima nelle sentenze 26.05.2009, nn. 12108, 12109, 12110, 12111 e poi nella sentenza 10.05.2016, n. 9451, secondo la quale si riscontra la presenza del requisito dell’autonoma organizzazione (con conseguente debenza dell’IRAP) quando il contribuente:
a) è il responsabile dell’organizzazione e non è quindi inserito in strutture organizzative riferibili all'altrui responsabilità ed interesse;
b) impiega beni strumentali eccedenti, secondo comune esperienza, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione,
oppure:
c) si avvale in modo non occasionale di lavoro altrui oltre la soglia di un collaboratore che svolge mansioni di segreteria o meramente esecutive.
Per quel che riguarda i compensi elevati (ed il conseguente alto reddito), essi sono irrilevanti ai fini dell’esistenza di un’autonoma organizzazione, in quanto non rientranti tra i presupposti di cui alle lettere a), b) e c) (si vedano, fra le altre: Cassazione, ordinanze 8.11.2016, n. 22705; 27.03.2012, n. 4929; 5.06.2009 n. 13038).
In effetti, è evidente che un elevato ammontare di compensi può prescindere dell’esistenza di un’autonoma organizzazione; ad esempio, perché il professionista ha affrontato pratiche di particolare complessità e di significativo valore, che necessitavano essenzialmente della sua preparazione tecnica e comportavano il sostenimento di marginali costi non riconducibili ad una “autonoma organizzazione” e persino ad una semplice “organizzazione”.
Dal lato dei costi, la Suprema Corte ha affermato che un loro consistente ammontare, isolatamente considerato, non dimostra l’esistenza di un’autonoma organizzazione, in quanto essi possono essere “strettamente afferenti all’aspetto personale dell’attività professionale (spese alberghiere o di rappresentanza, carburante, ecc.) ….. non funzionali allo sviluppo della produttività e non correlate all’implementazione dell’aspetto organizzativo” (Cassazione, ordinanza 5.07.2018, n. 17636; nello stesso senso: Cassazione, ordinanze 1.03.2018, n. 4851; 18.11.2016, n. 23557; 22.07.2016, n. 15248).
Sotto altro aspetto, si è sostenuto che l’erogazione di elevati compensi ad altri professionisti esterni (ossia non inseriti nella struttura organizzativa del professionista) per prestazioni non continuative non comporta automaticamente l’assoggettamento ad IRAP (si vedano: Cassazione, ordinanze 7.09.2018 n. 21762, 03.07.2017 n. 16368, 12.10.2016 n. 20610); ciò vale a maggior ragione quando le prestazioni dei professionisti esterni sono estranee alle competenze professionali di chi se ne avvale (Cassazione, ordinanza 07.09.2018 n. 21762).
Per tali motivi non rileva di per sé neppure il reciproco rapporto percentuale tra costi e compensi (si vedano: Cassazione, ordinanze 7.09.2018, n. 21762; 5.07.2018, n. 17636; 1.03.2018, n. 4851; 1.03.2018, n. 4783).
Da quanto visto si può desumere che l’IRAP risulta dovuta se i costi sostenuti sono relativi a prestazioni lavorative continuative di soggetti esternistrettamente inerenti l’attività professionale, che ne incrementano la produttività e che quindi non sono riconducibili a mansioni di segreteria o meramente esecutive (ad esempio, quelle svolte da un collega); se invece tali prestazioni non sono strettamente inerenti, la debenza dell’IRAP sarebbe possibile qualora si superasse la soglia di un collaboratore che svolge mansioni di segreteria o meramente esecutive.

 

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